STEVE COLEMAN & COUNCIL OF BALANCE

Steve Coleman, uno dei più esoterici esploratori delle possibilità combinatorie dell’improvvisazione degli ultimi tre decenni

Trama

Steve Coleman rispolvera la formazione The Council of Balance, apparsa in un epico disco inciso nel 1997 (Genesis, pubblicato come parte di un doppio album dalla BMG/RCA) e da allora rimasta praticamente in standby. La lunga pausa di The Council of Balance non stupisce: elemento fondamentale della poetica di Coleman è il continuo rinnovamento, in una ricerca dai vasti orizzonti esplorativi. Ricerca che lo scorso anno è approdata alla pubblicazione di Synovial Joints, disco che ha riportato Coleman sul terreno della musica per grande organico. Dietro il ‘marchio’ Council of Balance si cela infatti sostanzialmente una big band. Solo che abbiamo a che fare con Steve Coleman, uno dei più esoterici esploratori delle possibilità combinatorie dell’improvvisazione degli ultimi tre decenni: e così l’organico orchestrale è tutto a modo suo, con membri dei mitici Five Elements, solisti jazz e fiati di estrazione classico-contemporanea, una ritmica elettrificata, archi e un percussioni sia latineggianti che classiche. Tutto ciò produce una musica fluviale, la cui camaleontica orchestrazione crea molteplici stratificazioni sonore.

La figura di Steve Coleman, chicagoano classe 1956, è una delle più avvincenti e affascinanti del jazz contemporaneo. Cresciuto a suon di R&B, trovò un importante stimolo per la sua crescita musicale nei veterani della scena jazz chicagoana, tra i quali spicca Von Freeman. Trasferitosi a New York ebbe la possibilità di collaborare con le big band di Thad Jones e Mel Lewis, di Sam Rivers e di Cecil Taylor. Ai suoi primi anni newyorkesi risalgono anche una serie di importanti collaborazioni come sideman: con Dizzy Gillespie, David Murray, Dave Holland, Michael Brecker, Abbey Lincoln.

Ma il nome di Coleman è indissolubilmente legato al collettivo M-Base, di cui fu co-fondatore e alla cui estetica fanno riferimento le varie sue formazioni, tra le quali i Five Elements sono la band assurta a maggiore notorietà. Con la loro combinazione di jazz, funk, soul, world music (particolarmente accentuata è la matrice ritmica africana), i Five Elements sono stati il modello per successivi organici come i Metrics e la Mystic Rhythm Society.

La durata dello spettacolo è di 2 ore e 20 minuti con intervallo

lunedì 14 novembre | ore 21.15

Bologna Jazz Festival

Steve Coleman

e con Maria Grand: sax

Jonathan Finlayson: tromba

Miles Okazaki: chitarra

Anthony Tidd: basso elettrico

Dan Weiss: batteria

InteroRidotto*
Platea44 euro39,50 euro
Prima galleria38,50 euro34,50 euro
Seconda galleria22,50 euro20,50 euro

*Riduzione riservata a Soci Touring Club, Abbonati al Teatro Duse e Auditorium Manzoni, Abbonati TPER, Under 26, Card BJF2016

Biglietteria

dal martedì al sabato, dalle 15 alle 19 e da un’ora prima l’inizio degli spettacoli.