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ROMEO E GIULIETTA

Società per Attori

ROMEO E GIULIETTA

di William Shakespeare
regia Giuseppe Marini

dal   08

al   10

MAR

dal   08

al   10

MAR
ACQUISTA IN PREVENDITA


 
Società per Attori
Romeo e Giulietta
di William Shakespeare
traduzione di Massimiliano Palmese
con (in ordine alfabetico) Giovanni Anzaldo (Romeo), Fabio Bussotti (Frate Lorenzo), Mauro Conte (Mercuzio), Riccardo Francia (Benvolio/Baldassarre), Fabio Fusco (Principe della Scala/Pietro), Gloria Gulino (Giulietta), Michele Lisi (Paride/Tebaldo), Serena Mattace Raso (Balia), Simone Pieroni (Capuleti), Nicolò Scarparo (Montecchi/Frate Giovanni)
scene Alessandro Chiti
costumi Mariano Tufano
musiche originali Marco Podda
maestro d'armi Francesco Manetti
regia Giuseppe Marini

Incluso negli abbonamenti

DUSEprosa

DUSEsette Blu

DUSEclassico



Orari Spettacoli

Venerdì e sabato ore 21
Domenica ore 16



Prezzi biglietti

SETTOREINTERORIDOTTOMINI
PLATEA€ 26€ 23,5€ 21
1° GALLERIA € 22€ 20€ 18,5
2° GALLERIA € 18€ 16€ 15

Galleria immagini

 GALLERIA IMMAGINI


  

Video

  


La storia degli amanti "nati sotto cattiva stella" rivive ancora una volta sul palcoscenico, in una versione solo apparentemente classica che parla alle nuove generazioni attraverso un cast preparatissimo e una regia che ci fa godere degli splendidi versi shakespeariani.

L'opera di Shakespeare, la più "giovanile" delle sue tragedie è al tempo stesso la più popolare e amata. La vicenda d'amore dei due giovani appartenenti alle famiglie Montecchi e Capuleti, una favola d'Amore e Morte amara, ambigua, visionaria, crudelissima, ambientata a Verona. Romeo e Giulietta è la tragedia di due adolescenti intrappolati che adeguano il loro sentimento alla parola, piuttosto che il contrario, e che si inoltrano e inciampano nelle zone più estreme del discorso amoroso, quelle in cui il desiderio dell'altro convive con un morboso corteggiamento della Morte che, una volta evocata, non si lascerà più risospingere ai margini del racconto.


NOTE DI REGIA di Giuseppe Marini

Posso dire che l‘aspetto visivo dello spettacolo ha un chiaro riferimento alla cinematografia burtoniana... soprattutto nei costumi, che inseguono non filologicamente un vago e favolistico Ottocento vittoriano a cui fa da sfondo e contenitore una scena tutta nero e oro, metafora di una città-cripta, dotata di un secondo livello... un più piccolo palcoscenico tutto per sé, o luogo della meraviglia e dell'incanto o, ancora, lirico (o macabro) teatrino dell'Amore da dove i tragici protagonisti potranno "recitare" a se stessi e per se stessi quel copione di cui credono di essere gli autori.
Con Romeo e Giulietta, Shakespeare porta in scena la più alta e suprema indagine poetica sulla vera natura dell'Amore e, insieme, una profonda meditazione sulle insidie del linguaggio, incapace di contenere e rappresentare il Reale, quindi, in ultima analisi, sulla propria Arte.
Un amore che muore della propria irriducibilità, del proprio "troppo". Un amore "nato sotto cattiva stella" che, al suo primo apparire, incontra e copula con l'ombra della morte, perché soltanto la morte e la tragedia (per due adolescenti che adeguano il loro sentimento a un codice iperletterario - il Libro - in cui rovinosamente inciampano) attendono e ispirano una passione talmente pura e assoluta da non sospettare neppure la possibilità del calcolo, del compromesso, della convenienza.
La morte, dunque, è presente e operosa in questa prima vera tragedia di Shakespeare e rivela sin da subito quale è l'oggetto preferito del suo assalto: i giovani, fiori prematuramente recisi nel loro desiderio erotico più intenso, nel pieno del loro tumulto ormonale, nel più dilagante trionfo di vita, di passione, di sensi.
Nella "bella" Verona del Prologo, una città-tomba dilaniata da risse, duelli, da un odio violento di cui non si conoscono neanche più le ragioni d'origine, ma che ferve di vita, di movimento, di banchetti, di feste, di balli, di maschere... di Teatro, non c'è spazio per i giovani e per l'Amore.
Romeo e Giulietta potranno finalmente stare insieme, ma soltanto in una cripta, in una sorta di macabro legame eterno, raggelato e "premiato" dalle insulse statue d'oro che la dabbenaggine mercificante del Potere e degli Adulti erigerà a loro ricordo.

 


 
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