Sui temi della memoria, della natura, dei valori umani che resistono nel tempo verte gran parte del lavoro dello scultore Nicola Zamboni


Il mezzo è la scultura che, a detta dell’artista, non può essere soppiantata facilmente dalla tecnologia, come in parte è accaduto alla pittura, dopo la nascita della fotografia. Il fine della rappresentazione è duplice: la ricerca della bellezza, “la più grande conservatrice della memoria”, e il tentativo di catturare ed eternizzare nell’opera un “frammento di vita”. Tali presupposti hanno alimentato la creazione dei lavori che il Teatro Duse ospita in occasione della riapertura del stagione teatrale. Sculture di vanitas, di raffinata esecuzione e commuovente bellezza, che resistono, nel tempo, perché non contaminate dal potere dell’ovvio e delle mode. Svettanti sui marmi del Cafè del Duse, rilasciano ossigeno per lo spirito, prima dello spettacolo.

Nicola Zamboni è nato a Bologna il 10 maggio 1943. Dopo gli studi e il servizio militare si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bologna ma scontento del clima e dei rapporti con i docenti decide di abbandonarla al terzo anno. Nel 1968 si reca in Inghilterra per conoscere Henry Moore che lo ospita per circa un mese. Nel 1975 inizia ad insegnare all’Accademia di Belle Arti di Bologna come assistente dello scultore Quinto Ghermandi. Dal 1997 al 2004 tiene la cattedra di scultura all’Accademia di Brera a Milano dove incontra Sara Bolzani, con la quale vive e lavora tuttora.


E’ possibile visitare la mostra fino al 31 dicembre 2016, da un’ora prima l’inizio degli spettacoli.

Per informazioni: Anissa Sala | organizzazione@teatrodusebologna.it | 051 226606